Umbrella Accademy… Rimandato a settembre

Umbrella Accademy è la nuova serie sbarcata su Netflix direttamente dal omonimo fumetto di Gerard Way. Ci ha incuriosito il fatto che l’ideatore non fosse un fumettista bensì una rockstar emo-punk, che si è dilettato nella sua passione fumettistica. (Trovate qui più informazioni)

Gli originali

Non abbiamo letto l’opera originale ma, da ciò che ci risulta, la trasposizione televisiva gli è piuttosto fedele. Per i più curiosi, qui sotto trovate le principali differenze.

Ideata da Steve Blackman la prima e, per ora unica, stagione ci ha lasciato perplessi e incuriositi allo stesso tempo. Il ritmo alterna momenti di noioso blablabla ad altri di suspance e azione di ottimo livello. Per la prima metà buona della serie sembra semplicemente che la storia da raccontare fosse troppo breve e dovessero in qualche modo allungare il brodo con discorsi profondi sul tema della fratellanza e dell’allontanamento familiare. Tra il quinto e il sesto episodio però la serie si riprende alla grande e porta spunti interessanti: un concept di base, quello dei viaggi nel tempo, forse già visto ma mai in questo modo. Uno sviluppo e un cambiamento dei personaggi. Un finale per niente scontato e che ci fa sperare in una migliorata seconda stagione.

Il divario fra la prima parte e la seconda parte è così marcato che sembrano quasi due serie differenti. Cosa è che cambia e quali sono le differenze?



La prima parte è terribilmente noiosa, ricorda un po’ “Hill House”, ma ne riprende gli aspetti più soporiferi. Si parla continuamente di problemi d’infanzia: di quanto il “padre” dei ragazzi fosse uno stronzo, di come Vanya è stata esclusa, del motivo per cui tutti si sono allontanati. Tutti si lamentano in continuazione e il ritmo delle vicende è terribilmente lento e condito di chiacchiere strappalacrime fastidiose. Gli unici momenti in cui noi, come spettatori, ci siamo risvegliati sono state le scene di Klaus e di numero 5, un drogato pazzo che parla coi morti e un vecchio geniale rinchiuso nel corpo di un ragazzino di 10 anni con la capacità di spostarsi nel tempo e nello spazio. La percezione è che la produzione abbia cercato di allungare il più possibile il brodo, sviolinando discorsi filosofici e profondi monotoni e ripetitivi. Ci sono anche piccoli punti deboli all’ interno della trama. Non vere e proprie incoerenze, ma delle coincidenze troppo ricercate, come ad esempio il modo in cui Harold Jenkins scopre dei poteri di Vanya. Chi ha visto la serie può capirci, per gli altri questa volta evitiamo lo spoiler.

La secondo parte della storia invece è scoppiettante, la narrazione decolla, i drammi familiari vengono messi da parte e si comincia a capire in cosa consiste la trama. Infatti vengono furori aspetti dell’idea di fondo più originali e meno scontati che incuriosiscono il lettore o spettatore, non solo per merito dell’idea del fumetto originale, ma anche grazie a idee anticonvenzionali e coraggiose, come ad esempio le puntate del giorno che si ripete due volte, che rischia di essere vissuta come ripetitiva ma invece ha l’effetto di incuriosire lo spettatore, che sofferma la sua attenzione sulle differenze nella giornata causate da un piccolo cambiamento, molto “effetto farfalla”.

Se volete un esempio di effetto farfalla eccolo qui



Ci sono piaciute molto anche le colonne sonore. Il discreto successo non è solo da attribuire alla presenza dietro le quinte di un musicista come Gerard Way, ma soprattutto all’ attenzione che ci ha posto Steve Blackman durante la stesura della scenografia.

“La musica doveva essere un vero e proprio personaggio dello show e ho voluto usarla come contrapposizione per alcuni momenti. Come per esempio Istanbul nel pilot, quando il piccolo Cinque spara a tutte le persone intorno a lui. Ho pensato che fosse importante trovare un modo di alleggerire la violenza e fare musica in un modo nuovo, fare in modo che vivesse nella scena. Come un vero e proprio personaggio a se stante.
La musica è importante. Volevamo che le canzoni di The Umbrella Academy non fossero soltanto la soundtrack, volevamo che lo show avesse un proprio stile e una parte di quello stile era avere della musica fantastica. Avevamo Gerard e abbiamo pensato di dover fare tutto, no? In fondo che persona migliore avrebbe potuto lavorarci?“

Questa la dichiarazione di Steve Blackman riguardo la colonna sonora.
Questa una playlist con tutte le tracce musicali, secondo noi di ottimo livello, se siete in cerca di buona musica, ascoltatevele.

Il giudizio finale lo rimandiamo ad una seconda, attesa -almeno da parte nostra- stagione. La seconda parte è veramente ottima, ma prima che arrivi dobbiamo sorbirci diverse ore intollerabili. Dalle poche ore che ci fanno godere però intravediamo un buon potenziale. Speriamo che nella prossima stagione colgano gli errori commessi e li correggano, dando alla serie il livello cui può ambire.

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