Green Book… siamo confusi

Green book è il nuovissimo film diretto da Peter Farrelly, dobbiamo dire la verità, guardando i trailer e le anticipazioni sapevamo che, visti i nostri gusti, ci avrebbe nauseato, ma la verità è che guardandolo abbiamo trovato anche delle note positive. Sicuramente non abbastanza da farcene innamorare, o da farcelo piacere… ma quanto basta per non farci correre in bagno in preda agli strizzoni… cosa vuol dire? è un bel film? No, ne siamo certi. Allora è un brutto film! Nemmeno! Quindi che diavolo è? Riflettiamo insieme analizzando i pro e i contro, e cerchiamo una risposta.

PRO, prima la carota e poi il bastone…

Tra i pro, sicuramente al primo posto c’è un brillate e inedito Viggo Mortensen, che passa da sgozzatore di orchi a buttafuori italoamericano. Il personaggio che gli viene cucito addosso è un azzardo, una scommessa, e lui la vince, con un’ interpretazione, secondo noi, straordinaria. Il suo personaggio, Tony “lip” Vallelonga è ciò che veramente ci tiene legati allo schermo fino alla fine. Ci fa ridere a denti stretti per buona parte del film. L’ esilarante sempliciotto Italiano, con la sua bonaria ingenuità rende tutto il film più leggero, scorrevole e simpatico.

Unico altro pro, un po’ forzato, ma comunque una nota positiva, è il personaggio interpretato da Mahershala Ali, Don Shirley. Il suo ruolo nella trama è primario, ma alla fine dei conti finisce per essere la perfetta spalla per lo scoppiettante Tony Vallelonga.

CONTRO, ecco il bastone…

Il contri principale di questo film è il film stesso. Mi spiego meglio. Il film è stato fatto su una storia che di interessante ha ben poco. Lo svolgimento è piuttosto scontato. Non c’è suspance, nessun evento inaspettato, sembra che non si arrivi mai al dunque. Certo si respira il clima del razzismo dell’ america negli anni sessante, è un film tratto da una storia vera, c’è il tema dell’ amicizia… bla bla bla. Che noia. Se avvessimo dovuto scegliere noi una storia da raccontare avremmo scelto qualcosa di fuori dall’ ordinario, con colpi di scena. Invece più il film va avanti e meno attira, il personaggio di Viggo Mortensen con le sue battute diventa meno simpatico, e tutta la vicenda si appesantisce. Facendoci arrivare alla fine con un sospiro di soddisfazione. Finalmente è finita.

Il film è, per i nostri gusti, eccessivamente moralista. Certo il tema della sottomissione, segregazione e del razzismo è importante, non deve essere dimenticato eccetera, però non può, nel 2019, dopo centinaia di libri, film e serie a riguardo, essere ancora il fulcro di una narrazione. Magari si possono denunciare altri tipi di problemi che gli afroamericani vivono oggi, come nel recente film “City of Lies” in cui le denunce sono ben più pesanti e al passo con i tempi.

TIRANDO DUE SOMME

Bene, il verdetto finale è…. rullo di tamburi…

FLOP

Già, il film è carino, ma l’ hype creato intorno a questo titolo è stato assolutamente esagerato. Non è un film che resterà nella mente del pubblico. Si salva dal baratro grazie ai personaggi, in particolare grazie a Viggo Mortensen, ma la sua interpretazione non basta a rendere questo film accettabile. La pellicola sfrutta tutto il suo potenziale “politically correct”, è la cosa ci sta sempre un po’ sul cazzo. In più la trama è da pistola alla tempia, sassolino nella scarpa, latte alle ginocchia e gatto nelle mutande tutti allo stesso tempo. Né avventurosa, né interessante. Per noi, ribadiamo, è flop.

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