Martin Eden & John Barleycorn: La straordinaria storia di Jack London

Dopo aver letto questi due capolavori e, di conseguenza, ricostruito la vita di Jack London è impossibile non restare a bocca aperta, una vita intensa, dura e ingiusta a volte, straordinariamente magnifica e magnanima altre. Ma procediamo con ordine.

Martin Eden

Martin Eden è la storia semi-autobiografica di come l’ autore passa da essere un marinaio, avventuriero, operaio/schiavo e pirata a scrittore di successo. Tutto comincia per caso (o forse no?) quando Martin conosce Ruth, una ragazza aristocratica, e se ne innamora follemente. Questo amore lo spingerà a elevare il suo stato sociale, attraverso la passione della scrittura che esplode dentro di lui. Per scrivere però, bisogna leggere, acculturarsi e conoscere, Martin lo capisce e non ha voglia di perdere tempo, così si impegna ai limiti del possibile per raggiungere il livello di istruzione dell’ amata delle sue frequentazioni universitarie. Si priva del sonno e passa tutto il suo tempo fra libri e fogli che riempie di parole, escluse delle sporadiche visite all’ amata e le cinque ore di sonno a notte minime che necessità. Grazie alla sua tenacia velocemente riesce a imparare moltissimo, tanto che ad un certo punto si rende conto di essersi elevato al di sopra di quelli che considerava modelli da raggiungere, addirittura si è culturalmente elevato persino sopra Ruth, che riesce anche, dopo un anno abbondante di corteggiamento, a conquistare.

Però il tempo passa, Martin è senza impiego da tempo, gli innumerevoli scritti girano per tutta l’America nella vana ricerca di una pubblicazione, e i soldi cominciano a scarseggiare. Ma è qui che comincia la parte della storia che più ci ha affascinato. Già perché tutti coloro che sono vicini a Martin lo spingono ad abbandonare il suo sogno, a trovarsi un buon impiego e a mettere la testa a posto, a sistemarsi. Martin è sul lastrico, tutto gli dice di mollare. Impiega al banco dei pegni ogni bene possibile, Ruth lo implora disperatamente di andare a lavorare per suo padre, le sorelle piangono quando lo incontrano per strada. Sta giorni senza mangiare, e quando mangia si nutre solo di legumi, che sono a buon mercato, fa economia su tutto, pur di continuare a scrivere, ma la parabola discendente continua. Ruth, sotto la pressione dei genitori lo lascia, il suo stesso fisico da segni gravi di cedimento, i mariti delle sorelle lo ripudiano, ma Martin non molla. Anzi continua a scrivere, è da solo, il suo ultimo e unico amico rimasto e mentore Brindessen muore. Tutto sembra ormai compromesso, il protagonista ha perso tutto, non ha più niente, ma proprio mentre è ad un passo dal baratro, la sua perseveranza, la sua voglia di non arrendersi, la sua fede in se stesso, viene ricompensata col successo. Il successo della sua prima pubblicazione lo porta al centro delle luci della ribalta.

Adesso Martin ha quello che ha sempre voluto, successo, soldi e riconoscimenti. Ma ha perso la sua umanità, ha perso la fiducia nel prossimo, ha perso l’amore per la vita. Arriva persino a rimpiagere il periodo di sofferenza in cui si sentiva così vivo. Finchè, alla fine si lascia annegare. La chiusura del libro è forse ua delle più belle in assoluto:

“…And at the instant he knew, he ceased to know.”

“…nell’istante stesso in cui lo seppe, cessò di saperlo.”

John Barleycorn: memorie di un bevitore

Questo romanzo è biografico e racconta il rapporto dell’ autore con l’alcol, personificato in John Barleycorn, nel corso della sua vita. Rispetto a tutti i noti romanzi di Jack London, questo è meno conosciuto, e secondo noi anche sottuvalutato.

Già di per sé è affascinante la storia della sua vita, fatta di fatica, di romantiche avventure in mare degne dei romanzi di Conrad e di successo. Ma è anche molto interessante e ben raccontato il tema della dipendenza. L’ autore analizza attraverso il proprio rapporto con l’ alcol tutto ciò che l’ alcol rappresenta e l’ effetto che ha sulle persone. Sfogliando le pagine ci stupisce la capacità dell’ autore di descrivere con estremo semplicità un tema così complicato a dimostrazione il suo talento nell’ arte della scrittura.

La storia è molto lunga e complessa, e se vi interessa vi consigliamo vivamente di recuperare questo romanzo.

In sostanza Jack London racconta come si è approcciato all’ alcol, già da molto piccolo, e come ,sebbene l’abbia sempre disgustato, ha imparato ad apprezzarlo, e ad utilizzarlo in ogni contesto sociale, finendo per diventare schiavo dell’ alcol stesso. L’ autore infatti, soprattuto nell’ ambiente dei porti e dei mari, conosce molte persone, e capisce come la sostanza sia una sorta di facilitatore per i rapporti. Lo usa per siglare un’ amicizia, per sfoggiare i suoi guadagni, per guadagnare simpatie nuove e per farsi conoscere nei vari porti in cui attracca. Inoltre sottolinea come lui non sia mai stato uno di quei bevitori la cui mente è totalmente corrotta dall’ alcol, portando esempi di come in alcuni periodi della sua vita riuscisse a farne a meno, ma ritenendosi comunque maledettamente e indissolubilmente legato alla sostanza ogni qualvolta si trovasse in un certo tipo di situazione, finchè non giunge al punto in cui relega alla sostanza stessa così tanti tipi di situazioni da non poterne fare a meno in nessuna circostanza. Ad esempio quando, una volta ottenuto successo come scrittore, comincia a prendere il vizio di farsi un bicchiere prima di scrivere le sue 1000 parole giornaliere, ritrovandosi così costretto, dopo pochi mesi, a bere il suo bicchiere mattutino per riuscire a scrivere.

Da un punto di vista della forma e della qualità della scrittura non è certo “Martin Eden”, “Zanna Bianca” o “Il richiamo della foresta”, ma guardando ai contenuti ci sentiamo di consigliare caldamente anche questo romanzo, che ci permette di rattristarci, di sorridere e di riflettere su come anche oggi, noi stessi, ci comportiamo rispetto alle dipendenze in generale.

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